Valutazione dell'esposizione movimenti ripetitivi

Secondo i modelli più accreditati come base della valutazione dei diversi elementi di rischio è necessario predisporre una procedura di controllo che preveda:
bulletil riconoscimento del problema a livello generale;
bulletla valutazione delle mansioni più indiziate per le quali concorrono come fattori concausali uno o più fattori di rischio;
bulletl'identificazione e la quantificazione dei fattori causali.

In particolare, da un punto di vista biomeccanico, un modello generale di analisi deve porre l'attenzione sui seguenti elementi, già evidenziati come principali fattori determinanti l'insorgere del rischio:

  1. ripetitività delle azioni (frequenza);
  2. forza;
  3. postura incongrua (sollecitazioni estreme degli angoli delle articolazioni);
  4. periodi di recupero;

Oltre alle categorie sopra elencate va inoltre analizzata una serie di fattori complementari variabili, in quanto specifici del tipo di compito lavorativo svolto, che determinano per il lavoratore un incremento delle condizioni di disagio (discomfort) complessivo; per citare alcuni esempi si pensi all'uso di strumenti vibranti, a possibili condizioni microclimatiche sfavorevoli presenti nell'ambiente di lavoro o alla necessità di indossare guanti protettivi per svolgere la propria mansione.
La durata di esposizione nel turno lavorativo, infine, rappresenta un altro parametro basilare nella quantificazione dell'impegno del lavoratore. È quindi molto importante effettuare un'analisi dettagliata del lavoro con movimenti ripetitivi. Si rende perciò necessario introdurre la terminologia impiegata in ambito scientifico per la descrizione dei vari elementi che concorrono a definire ripetitivo un lavoro [6-65]:

bulletazione tecnica: azione che comporta un'attività meccanica; non deve essere necessariamente identificata con un singolo movimento articolare, ma con un complesso di movimenti di uno o più segmenti corporei che permettono il compimento di una operazione elementare.
bulletciclo: sequenza di azioni tecniche di durata relativamente breve che viene ripetuta più volte uguale a se stessa;
bulletcompito lavorativo: attività definita che porta all'ottenimento di uno specifico risultato operativo (ad esempio taglio a misura del legname, legatura ferri, posa elementi, applicazione rasante, stuccatura, ecc.); possono essere distinti compiti ripetitivi, caratterizzati da cicli a loro volta composti da azioni meccaniche, e compiti non ripetitivi, composti da azioni meccaniche non cicliche;
bulletlavoro organizzato: insieme organizzato di attività lavorative svolte nell'ambito di un turno; può essere composto da uno o più compiti lavorativi;

Inoltre l'abilità e l'esperienza dell'individuo possono influire sulla corretta gestualità dell'operatore: alcune indagini [21] hanno dimostrato che due operatori addetti alla medesima mansione svolta nel medesimo posto subiscono sollecitazioni molto diverse in funzione della loro diversa strategia gestuale. In tal senso viene posto in risalto quanto sia importante una corretta formazione circa le modalità di svolgimento delle lavorazioni. Nel seguito si esaminerà nel dettaglio ciascuno dei fattori sopra descritti e la loro rilevanza nella valutazione complessiva dell'esposizione a rischio.

 

 


Ripetitività - frequenza
Può essere ritenuto il fattore di rischio di maggior importanza, al punto che in letteratura tutte le sindromi di specifico interesse vengono spesso definite con termini che richiamano in particolare la frequenza, come RSI (Repetitive Strain Injuries) o RMI (Repetitive Motion Illnesses).
La caratterizzazione della ripetitività rappresenta un elemento discriminante del compito lavorativo da sottoporre a valutazione. Un compito ripetitivo per gli arti superiori deve essere oggetto di analisi se richiede lo svolgimento in sequenza di cicli lavorativi di breve durata a contenuto gestuale analogo. Il problema che emerge di fronte ad un "compito ripetitivo" risiede nella valutazione quantitativa della ripetitività. Dall'esame della letteratura [6-65] si evince il generale orientamento verso una caratterizzazione della ripetitività basata sulla durata del ciclo: un'alta ripetitività è tipica di cicli con durata inferiore a 30 secondi.
La sola analisi sistematica del compito lavorativo con l'individuazione dei cicli può, tuttavia, rivelarsi insufficiente e comportare stime errate dell'impegno muscolo-tendineo; basti pensare alla differenza esistente tra un'attività caratterizzata da cicli molto brevi che non richiede tuttavia gesti frequenti, ed un'altra in cui cicli lunghi possono essere svolti con elevate frequenze di azione. Per quanto ora detto appare più accurato, ai fini della prevenzione di eventuali patologie, descrivere il carattere di ripetitività di una mansione in termini di frequenza di azione, valutando l'entità del rischio per ciascuna articolazione che interviene nell'esecuzione dei movimenti.
Nell'applicazione pratica, tuttavia, non potendo eseguire misure dirette della frequenza di ciascun distretto articolare, la maggior parte dei protocolli di indagine proposti in letteratura tende a valutare la frequenza in senso complessivo, quantificando le azioni meccaniche nell'unità di tempo (n° azioni tecniche/minuto).
In generale per il calcolo della frequenza delle azioni si rende necessario determinare:

bulletil tempo netto di compito ripetitivo
bulletil numero di cicli nel compito ripetitivo
bulletla durata di ciascun ciclo
bulletil numero di azioni per ciclo
bulletla frequenza delle azioni nell'unità di tempo
bulletil numero complessivo delle azioni nel turno

Il calcolo della frequenza così come descritto, se riferito ad un tempo di osservazione di lunghezza adeguata, permette di minimizzare gli errori di calcolo dovuti alle variazioni del ritmo di lavoro che normalmente si verificano nell'esecuzione di un compito, in quanto si basa sui seguenti fattori:

bullettempi esatti a disposizione per l'esecuzione del compito
bulletnumero di cicli richiesti per turno
bulletnumero di azioni tecniche necessarie a svolgere un ciclo

permette, inoltre, di ottenere la frequenza media necessaria per svolgere ciascun compito lavorativo durante un periodo assegnato.


Forza
La forza viene definita come l'impegno biomeccanico necessario a svolgere una determinata azione o sequenza di azioni. Essa deve essere applicata direttamente dall'operatore per l'esecuzione del gesto (componente dinamica) o impiegata per mantenere strumenti di lavoro o singoli segmenti delle braccia in una determinata posizione (componente statica), variando, a seconda della tipologia di forza richiesta, la componente tensionale dei tendini e delle masse muscolari che intervengono nel gesto.
Per tale fattore di rischio, la quantificazione è più complessa di quella prevista per il calcolo del fattore ripetitività, a meno che non si voglia ricorrere a tecniche elettromiografiche di difficile applicazione in condizioni non standardizzate. Per tale motivo più di un modello fa ricorso ad un'apposita scala proposta da Borg (tab. 3.1.a) a seguito di una sperimentazione condotta per correlare il risultato delle rilevazioni elettromiografiche (EMG) con il valore di percezione soggettiva dello sforzo fisico applicato ad un determinato segmento corporeo durante uno specifico movimento, considerando pari a 10 il valore della Massima Contrazione Volontaria (MCV) ricavato con l'EMG.

 

 

PUNTEGGIO

SFORZO PERCEPITO

0

del tutto assente

0.5

estremamente leggero

1

molto leggero

2

leggero

3

moderato

4

forte

5

6

7

molto forte

8

9

10

massimo


Tabella 3.1.a. Valutazione soggettiva dello sforzo percepito tramite scala di Borg



Postura e movimenti
Ai fini della quantificazione del rischio è basilare determinare la mutua posizione dei distretti biomeccanici (gomito, polso, spalla) durante l'esecuzione del gesto, considerando che risultano potenzialmente dannose tutte le condizioni posturali estreme, ancor più in condizioni di estrema ripetitività.
Lo studio della postura può inoltre rivelarsi utile strumento progettuale nella modifica di tutte le condizioni non ergonomiche imposte dal posto di lavoro.
Tale studio dovrà essere operato su di un ciclo rappresentativo di ciascuno dei compiti ripetitivi esaminati, considerando le posizioni o i movimenti dei quattro principali segmenti anatomici (dx e sx):

  1. postura e movimenti del braccio rispetto alla spalla (flessione, estensione, abduzione);
  2. movimenti del gomito (flesso-estensioni, prono-supinazioni dell'avambraccio);
  3. posture e movimenti del polso (flesso-estensioni, deviazioni radio-ulnari);
  4. posture e movimenti della mano (tipo di presa).

Alcuni esempi di postura sono riportati in figura 3.1.a.

 







Figura 3.1.a. Esempi di posture (da: Linee guida in materia di rischi da vibrazioni e da movimenti e sforzi ripetuti degli arti superiori, Regione Piemonte, Assessorato alla Sanità, 1997, modificato).

 



Nella valutazione delle singole posture si dovrà definire se, durante il movimento, l'impegno a carico dell'articolazione (misurato dal valore dell'escursione articolare) richiede posizioni articolari estreme (in genere superiori al 50% del range di movimento articolare), neutre (quando il tratto articolare considerato è in posizione di riposo sotto il profilo anatomico o addirittura non coinvolto in operazioni lavorative) o intermedie. Analogamente a quanto visto per la scala di Borg anche nel caso della valutazione delle posture si è ricorso alla definizione della percezione soggettiva in funzione dell'impegno articolare richiesto in diverse condizioni posturali.
Particolare cura inoltre va posta nella definizione della presa manuale degli oggetti durante lo svolgimento del compito lavorativo, che risulterà di diversa valenza anatomica (e differente impegno di sforzo) a seconda della tipologia considerata. In figura 3.1.b sono riportati alcuni tra i principali tipi di presa possibili.

 



Figura 3.1.b. Tipi di presa (da: Linee guida in materia di rischi da vibrazioni e da movimenti e sforzi ripetuti degli arti superiori, Regione Piemonte, Assessorato alla Sanità, 1997, modificato).




Tempi di recupero
Un lavoro ripetitivo risulta estremamente gravoso se, oltre a prevedere un'elevata frequenza di azioni tecniche, è privo di adeguati periodi di recupero. Nel corso di tali periodi può avvenire il ripristino metabolico del distretto interessato da sollecitazioni durante lo svolgimento dei compiti ripetitivi. Ciò non è sempre possibile, in quanto molti lavoratori dichiarano di svolgere attività caratterizzate da alte velocità, in cui, ad esempio, i ritmi sono dettati da una macchina, e pertanto di non avere la possibilità di intervallare l'attività lavorativa con periodi di pausa.
Accanto alle informazioni relative a forza, frequenza, postura e fattori complementari vanno pertanto acquisite informazioni anche sulla distribuzione delle varie fasi nell'ambito del turno lavorativo, per poter determinare:

bulletla presenza e la durata dei tempi di "pausa" in relazione al periodo di attività contraddistinto da cicli;
bulletla distribuzione delle pause all'interno del turno.

I due parametri sopra descritti permettono di valutare se l'attività prevede un corretto rapporto tra tempi di attività ciclica e tempi di recupero, tale da permettere ai gruppi muscolari che coordinano i vari movimenti articolari un riposo adeguato per evitare situazioni di stress e affaticamento muscolare. Queste ultime condizioni, nel tempo, incidono in modo negativo sul grado di coordinazione motoria necessario per svolgere correttamente attività ad alto contenuto ripetitivo.
Su tale problematica, l'aspetto della valutazione dei tempi attivi in rapporto alla durata delle pause ed alla loro distribuzione è stato affrontato a partire dagli anni '50, con studi di fisiologia muscolare rivolti alla valutazione dei tempi di recupero in funzione dell'applicazione di una forza muscolare discreta (tab. 3.1.b). Più recentemente la Health and Safety Commission australiana, ha giudicato accettabile il valore di 5:1 per il rapporto tra tempo dedicato al lavoro ripetitivo e tempo di recupero.

 

Forza (scala di Borg)

Tempo di mantenimento(secondi)

Tempo di recupero(secondi)

Percentuale di recupero

fino a 2
(20% MCV)

20

2

10%

30

3

10%

45

7

15%

120

60

50%

180

180

100%

240

480

200%

300

1200

400%

450

2700

600%

circa a 3
(30% MCV)

20

10

50%

40

40

100%

60

120

200%

90

360

400%

120

720

600%

150

1200

800%

circa a 4
(40% MCV)

20

20

100%

30

60

200%

50

200

400%

70

420

600%

circa a 5
(50% MCV)

20

40

50%

30

120

400%

40

240

600%

90

720

800%


Tabella 3.1.b. Calcolo dei tempi di recupero (in secondi) per operazioni che richiedono contrazioni isometriche (tempi uguali o superiori a 20 secondi) per tempi e forze applicate.



Fattori complementari
Nella determinazione delle condizioni di discomfort operativo, accanto ai fattori già presi in considerazione, intervengono altri elementi sempre di natura lavorativa specifici dell'attività svolta (Tab. 3.1.c). Tali fattori, definiti generalmente con il termine di "complementari" possono, se presenti, incidere nella determinazione del rischio complessivo in funzione del tempo effettivo di intervento all'interno del ciclo lavorativo.

 

Uso di strumenti vibranti (anche per una parte delle azioni);
estrema precisione richiesta (tolleranza di circa 1 mm. nel posizionamento di un oggetto);
compressioni localizzate su strutture anatomiche della mano o dell'avambraccio da parte di strumenti, oggetti o arredi di lavoro;
esposizione a refrigerazioni;
uso di guanti che interferiscono con l'abilità manuale richiesta dal compito;
scivolosità della superficie degli oggetti manipolati;
esecuzione di movimenti bruschi o "a strappo" o veloci;
esecuzione di gesti con contraccolpi (es. martellare o picconare su superfici dure).


Tab. 3.1.c. Fattori di rischio complementari

 

 


 

L'attività lavorativa nella quale sono previsti compiti con cicli ripetitivi deve analizzare, con il maggior grado di dettaglio possibile, i singoli gesti compiuti dall'addetto.
Il percorso per tale valutazione, come riportato in letteratura, può essere sintetizzato nel modo seguente:
  1. individuazione dei compiti caratteristici di un lavoro e, fra essi, di quelli che si compiono (per tempi significativi) secondo cicli ripetuti, uguali a se stessi;
  2. individuazione, nei cicli rappresentativi di ciascun compito, della sequenza delle azioni tecniche;
  3. descrizione e quantificazione nel ciclo dei fattori di rischio (frequenza, forza, postura, fattori complementari);
  4. ricomposizione dei dati riguardanti i cicli, in relazione ai compiti ed all'intero turno di lavoro, considerando le durate e le sequenze dei diversi compiti e dei periodi di recupero;
  5. valutazione sintetica integrata dei fattori di rischio per l'intero lavoro.

Tale analisi è essenziale per individuare i reali tempi di esposizione, i tempi di recupero e la loro distribuzione.

 

Valutazione del rischio Movimenti ripetitivi Scelta dei modelli Valutazione con metodo rula

Metodo di analisi movimenti ripetitivi Valutazione tramite indici Check list
    Metodo di valutazione Ocra