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Sentenze Sicurezza sul LavoroInfortunio sul lavoro: Datore di lavoro Pubblica amministrazione commento
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Fonte: Diritto.it 17/05/2007 Lazzini Sonia Il datore di lavoro, anche la pa, deve tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei dipendenti: competente il giudice civile se il luogo è aperto anche al pubblico Nel sistema della tutela risarcitoria di diritto civile, il nesso causale del danno con l’attività svolta dal lavoratore consente di ipotizzare, per un fatto che, violi contemporaneamente sia diritti che spettano alla persona in base al precetto generale del neminem laedere, sia diritti che scaturiscono dal vincolo giuridico contrattuale, il concorso dell’azione extracontrattuale di responsabilità ex art.2043c.c., (spettante alla cognizione del giudice ordinario nel caso di infortunio occorso a pubblico dipendente), e di quella contrattuale basata sulla violazione degli obblighi di sicurezza posti a carico del datore di lavoro, anche pubblico, dall’art.2087 c.c. Il Consiglio di Stato con la decisione numero 969 del 2007 del 22 febbraio 2007 in tema di giurisdizione del giudice civile per responsabilità extracontrattuale di un’amministrazione nei confronti di un proprio dipendente che si è fatto male scivolando su una rampa inclinata d’accesso alla zona dell’ascensore posta al primo piano di un edificio pubblico, ci insegna che: <la responsabilità contrattuale dell’imprenditore derivante dal mancato adempimento dell’obbligo, stabilito dall’art.2087 c.c., di adottare, nell’esercizio dell’impresa, le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei dipendenti, può concorrere con la responsabilità extracontrattuale dello stesso datore di lavoro, che sussiste qualora dalla medesima violazione sia derivata anche la lesione dei diritti che spettano alla persona del lavoratore indipendentemente dal rapporto di lavoro. In tali ipotesi, il danneggiato ha a disposizione due distinte azioni, tra cui, quella extracontrattuale, pone carico del danneggiato stesso la prova della colpa o del dolo dell’autore della condotta lesiva ed estende il diritto al risarcimento anche ai danni non patrimoniali, in particolare ai danni morali nel caso in cui detta condotta integri gli estremi di un reato> per quanto concerne l’assicurazione obbligatoria: <ove operi l’assicurazione obbligatoria del datore presso l’INAIL –come avviene pacificamente nella fattispecie in esame – permane la responsabilità del datore di lavoro solo se l’infortunio sia da ascriversi ad un fatto-reato del datore di lavoro o di un suo preposto, cioè ad un fatto comportante la sua responsabilità extra-contrattuale ex artt. 2043 cc. e 185, secondo comma, c.p. (v. Cassa.civ.,sezioni unite, dec. 25.5.1999 n.291), laddove nulla in tal senso rinvenibile in ricorso e nelle successive memorie delle parti, oltre che nella documentazione esistente in atti.> in particolare, per quanto riguarda il comportato pubblico: < la quale la soluzione della questione del riparto della giurisdizione, rispetto ad una domanda di risarcimento danni per la lesione della propria integrità psico-fisica proposta da un pubblico dipendente nei confronti dell’amministrazione, è strettamente subordinata all’accertamento della natura giuridica dell’azione di responsabilità in concreto proposta, in quanto se è fatta valere la responsabilità contrattuale dell’ente datore di lavoro, la cognizione della domanda rientra nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, nel caso di controversia avente per oggetto una questione relativa al periodo di lavoro antecedente al 30 giugno 1998, mentre, se è stata dedotta la responsabilità extracontrattuale, la giurisdizione spetta al giudice ordinario. Al fine di tale accertamento, secondo la Suprema Corte, non possono invocarsi come indizi decisivi della natura contrattuale dell’azione né la semplice prospettazione della inosservanza dell’art.2087 c.c., né la lamentata violazione di più specifiche disposizioni strumentali alla protezione delle condizioni di lavoro, allorché il richiamo all’uno o alle altre sia compiuto in funzione esclusivamente strumentale alla dimostrazione dell’elemento psicologico del reato di lesioni colpose e/o della configurabilità dell’illecito. L’irrilevanza del richiamo di siffatta normativa dipende infatti da tratti propri dell’elemento materiale dell’illecito, ossia da una condotta dell’amministrazione la cui idoneità lesiva possa esplicarsi indifferentemente nei confronti della generalità dei cittadini come nei confronti dei propri dipendenti, costituendo in tal caso il rapporto di lavoro mera occasione dell’evento dannoso. La natura contrattuale non può essere posta in dubbio solo laddove la condotta dell’amministrazione si presenti con caratteri tali da escluderne qualsiasi incidenza nella sfera giuridica dei soggetti ad essa non legati da rapporto di impiego, poiché l’ingiustizia del danno non è altrimenti configurabile che come conseguenza delle violazioni di taluna delle situazioni giuridiche in cui il rapporto di lavoro si articola e si svolge.> Ma allora, in caso di un’impiegata che cade dalle scale della propria amministrazione, qual è il giudice competente? Il Consiglio di Stato nella specifica fattispecie, decreta che competente è il giudice civile in quanto gli ambienti sono aperti al pubblico: < Ed infatti l’accesso ad un edificio pubblico è per definizione consentito, in linea di principio, alla generalità degli utenti a cui l’ente pubblico detentore, nel caso un’Università, rende il proprio servizio; si presume, infatti, che possano accedere agli edifici universitari un numero indefinito di persone, salva la predisposizione di un sistema di controllo che verifichi il possesso di determinati requisiti (ad esempio; la qualità di studente o di familiare di appartenenti al personale docente o non docente). Ma anche in quest’ultimo caso, l’accesso è del pari normalmente consentito a soggetti che non intrattengono con l’ente un rapporto di pubblico impiego, e rispetto ai quali, comunque, gli obblighi di salvaguardia delle condizioni di sicurezza dell’accesso si atteggiano in modo del tutto coincidente con quello riguardante il personale dipendente> quindi: < Si riscontra dunque proprio la condizione di radicamento della giurisdizione ordinaria indicata dalla Suprema Corte, nel senso che il richiamo all’art.2087 c.c. nonchè alle disposizioni degli artt.4, 8 e 374 del DPR 27 aprile 1955, n.547, non definisce, di per sé, come contrattuale la natura giuridica della condotta lesiva tenuta in ipotesi dall’amministrazione, ma risulta strumentale alla dimostrazione dell’elemento psicologico del reato di lesioni e/o della configurabilità dell’illecito. Per contro, l’elemento materiale di detto illecito ha un’idoneità lesiva che può esplicarsi, indifferentemente, nei confronti della generalità dei cittadini come nei confronti dei dipendenti dell’amministrazione, senza che sia prospettabile in via principale l’ingiustizia del danno come conseguenza della violazioni di taluna delle situazioni giuridiche in cui il rapporto di impiego si esplica, e rimanendo lo stesso, appunto, mera occasione dell’evento dannoso. Alla luce delle considerazioni che precedono, va dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo sul capo di domanda inerente la eventuale responsabilità extracontrattuale laddove la sentenza di primo grado va confermata nella parte in cui respinge ulteriori pretese avanzate a titolo di responsabilità contrattuale> A cura di Sonia Lazzini Sentenza pubblica amministrazione
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